I neri, strappati dalle loro capanne, dove già avevano organizzato in sintesi civile la loro esistenza, ridotti all'ultimo stadio dell'umana società, nulla avevano potuto recare con sè, tranne il ricordo della condizione vergine e innocente delle origini, oltre che un rozzo strumento primitivo, che, al fondo di un'anima ingenua, aveva sollecitato e scandito la prima emozione musicale: il tam-tam. I neri, insediati nel territorio della Louisiana, al sud degli States, godevano tuttavia di una libertà maggiore di quanto non accadesse per coloro che erano giunti nei possedimenti inglesi e puritani. Questo spiega perchè i primi blues, nella loro espressione poetica e musicale, nacquero a New Orleans e nei dintorni, sulle rive del Mississippi, dove gli afroamericani potevano continuare ad esprimere la loro spiritualità e il proprio patrimonio folcloristico. Situata in una invidiabile posizione geografica, con la feconda valle del Mississippi alle spalle e lo sconfinato golfo del Messico, New Orleans respirava il profumo di Cuba e dei Caraibi, l'eredità di Francia e di Spagna, e soprattutto possedeva il germe vivo di tante culture africane, dolente eredità del più grande mercato di schiavi neri del Sud. Tuttavia, ciò che interessa più da vicino, sono le occasioni musicali della vecchia New Orleans, che erano infinite, in una sorta di Carnevale che dai sei giorni effettivi di festa si dilagava assumendo proporzioni di grande confluenza umana. Malgrado tutto questo, al fondo del blues vi era anche tristezza e dolore, gioia e profondo senso di esaltante aspettazione: si può dire che tutta la vasta gamma esistenziale della natura umana abbia trovato la sua celebrazione nel blues, in una tormentata e inquietante quotidianità che si tramuta di volta in volta in un'attonita precarietà di speranza nel cielo, e in un'altrettanto illusoria fiducia nella terra, nel monotono ruotare dei giorni e delle notti: forse per queste ragioni, e per quella sorta di rituale esorcistico con cui il nero cercava di lenire l'affanno e la disperazione, nella sua prima forma, il blues fu un canto senza alcun accompagnamento, tranne il battito delle mani. La descrizione di una nera di Tuscaloosa, in Alabama, può offrire la testimonianza di questa prima forma del blues: "Accanto al fuoco, su di un giaciglio coperto da una tovaglia bianca, sedeva una vecchia nera tutta vestita di nero. Sul pavimento c'era un piccolo, basso tamburo coperto di scritte rosse che però non riuscii a leggere. La vecchia teneva una bacchetta nella mano destra e i suoi occhi brillavano ogni volta che faceva risuonare il tamburo colpendo con piccoli, frequenti battiti. In mezzo alla stanza, c'erano quattro ragazzi e quattro ragazze, tutti neri, che si dimenavano seguendo il ritmo. Un ragazzo con denti scintillanti e capelli neri e crespi agitava a tempo le anche e attorcigliava le braccia. Egli danzava e cantava, accompagnato dalle monotone risposte dei suoi compagni ". Fu questo il primo stadio espressivo del blues che, successivamente, nel suo evolversi musicale e poetico, consentì l'intervento della chitarra come strumento accompagnatore, e poi del piano con le stesse funzioni, sempre però conservando la schematica forma tradizionale che è quella di dodici battute in tempi pari, in cui il primo gruppo di quattro battute è basato sull'accordo di tonica, il secondo gruppo, ancora quattro battute, su accordo di sottodominante, l'ultimo infine sulla settima dominante. Ad ogni singola base musicale, vale a dire ad ogni quattro battute, corrisponde un frammento del testo poetico, chiamato "verse", parole che comunque terminano prima dell'ultima frase musicale, di solito sulla prima battuta della terza frase. Per tradizione, il primo verso del ritornello è uguale al secondo, e il terzo fa rima, più o meno perfettamente, con questi, mentre lo spazio lasciato vuoto dal canto, quello che nel gergo jazzistico si definisce "break", situato tra la fine di ogni frase del ritornello e la fine della musica, consente all'accompagnatore di sottolineare, con un fraseggio vibrato il canto. E' evidente che talune note cantate da un nero suonano piatte e incolori a chiunque sia abituato ad ascoltare la musica di origine europea ed occidentale, basata sulla scala temperata diatonica: in realtà, si tratta di note appartenenti ad una scala diatonica naturale che i bianchi hanno chiamato "note blues".